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L'AREA DEL PARCO - ITINERARI

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Area Parco delle Dune Costiere

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ITINERARIO ARCHEOLOGICO nel PARCO

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Il territorio del Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo ospita oltre a tante specie della flora e della fauna anche una grande quantità di beni di interesse storico-archeologico. Tra questi il Dolmen, le chiese rurali di mille anni di storia, frantoi ipogei e alti insediamenti rupestri come cripte, abitazioni, stalle e jazzi ricavati nelle grotte che si aprono sulle pareti laterali delle lame che scorrono fino al mare. Molti di questi punti sono stati collegati a formare un itinerario storico–archeologico realizzato nell’ambito del progetto EPA (“Enviromental Park”) finanziato dal Programma Operativo di Cooperazione Territoriale Europea Grecia – Italia 2007/2013.

L’area naturale protetta è infatti lambita dall'antico tracciato della via Traiana che attraversa il territorio di Ostuni e Fasano fino a giungere al porto di Brindisi. Oggi questo tracciato è segnalato come itinerario di lunga percorrenza per la mobilità ciclistica (Itinerario n. 6 di Bicitalia). Numerose sono le lame che solcano la piana degli ulivi secolari ricche di insediamenti rupestri tra cui i frantoi ipogei, chiese rurali, stalle e jazzi.

Lungo la costa sono invece presenti torre di avvistamento realizzate in epoca aragonese al fine di controllare le aree litoranee dai incursioni saracena e dare l’allarme alle zone interne.

Tutta la piana degli uliveti monumentali è punteggiata da masserie storiche, dal XVI al XVIII secolo che nascondono nel sottosuolo frantoi ipogei di epoca romana e medioevale.

Questo contesto rappresenta un paesaggio culturale di grande valenza, che negli ultimi anni, è stato messo in valore anche dalle attività promosse dall’Ente Parco attraverso la promozione e lo sviluppo della mobilità lenta e la dotazione di nuove infrastrutture a supporto di servizi legati al turismo sostenibile.

Tra questi un Albergabici posto in una ex Casa Cantoniera dell'ANAS con un attrezzata ciclo-officina e un ostello con 18 posti letto a disposizione dei cicloturisti e un Centro visite collocato all’interno di una ex Stazione ferroviaria, quella di Fontevecchia lungo la linea Bari-Lecce, che si interseca con l’antico tracciato della via Traiana.

L’itinerario storico archeologico, parte infatti dall’Albergabici posto lungo l’ex SS 16 a poche centinaia di metri dalla via Traiana dove è possibile prendere delle bici a noleggio o contattare una guida del Parco e inoltrarsi nell’esplorazione dell’area naturale protetta. A poche centinaia di metri dall’Abergabici si raggiunge il Dolmen di Montalbano, costruzione megalitica del II millennio a.C. inserita in un contesto rurale composto da masserie e uliveti monumentali.

Percorrendo sempre l'antico tracciato della via Traiana direzione nord, si raggiunge la Masseria Ottava Grande con l’annessa chiesa medioevale di San Pietro in Ottava del XI sec. Ottava Grande è un complesso di elementi architettonici, comprendente un insediamento rupestre con tre trappeti ipogei di epoche diverse, una cripta votiva ipogea, una masseria fortificata, e un luogo di culto (la chiesa di San Pietro in Ottava).

E' situato lungo la via Appia-Traiana (via Francigena del sud) importate via di comunicazione che collegava Egnathia a Brundisium, percorsa da Orazio, legionari romani, apostoli, pellegrini in cammino verso la Terra Santa e crociati. Questa direttrice viaria era un'importante via di scambio commerciale e culturale fra il Nord e il Sud dell'Europa, fra l'Occidente e l'Oriente, fino all'inizio del XVI sec. Nel 1591 Giambattista Indelli di Monopoli ampliò il complesso costruendo una massiccia torre a pianta quadrata, la fortificò e munì di ponte levatoio. La torre della masseria di Ottava andò cosi a perfezionare un sistema di fortificazioni costiere per l'avvistamento delle navi saracene, garantendo la sicurezza degli abitanti delle campagne e dei centri abitati dell'entroterra, tra cui Cisternino, Locorotondo e Fasano.

La chiesa di San Pietro in Ottava è monumento di architettura, risultato artistico e tecnico-costruttivo scaturito dalla sapienza e dall'operosità dei maestri lapidici della zona, che l'hanno progettata e realizzata circa mille anni fa. La chiesa dedicata a San Pietro e in seguito anche a San Mercurio, ha un impianto basilicale. E' il più originale, elegante e riuscito esempio di architettura religiosa medioevale lungo la via Appia Traiana, in area nord-salentina.

La chiesa presenta elementi propri delle architetture romanico-lombarde, arabo-normanne, impiantate su una matrice tipologica bizantina autoctona, simile alla composizione architettonica dell'omonima chiesa San Pietro di Otranto. L'impianto planimetrico basicale è orientato lungo l'asse est-ovest. Ad Ovest il prospetto principale denuncia chiaramente all'esterno la suddivisione interna dell'impianto basicale a tre navate, come vuole la tradizione del romanico lombardo, già presente in Puglia nella seconda metà dell'XI secolo. Il fronte è suddiviso in tre parti dalla presenza assiale di un protiro (baldacchino in muratura, posto al di sopra del portale d'ingresso di una chiesa) elegante e sobrio, sorretto da due esili colonnine circolari e pensili poggiaste su mensole lapidee squadrate. Di queste è superstite quella di sinistra. Ad Est nella parte posteriore sono visibili superbe ed eleganti le tre absidi estradossate. Suddivisa in tre navate d'identica larghezza, la chiesa conta quattro campate non visibili all'esterno. Le pareti interne erano integralmente rivestite di affreschi che purtroppo sono andati persi, a causa di plurime funzioni d'uso che gli ambienti della chiesa hanno subito. Le volte  a crociera e le cupole sono decorate con cicli di affreschi del tipo "a grottesca" (motivi floreali molto usati nel XV secolo, ma di origine romano - imperiale, spesso presenti nel brindisino). Molto probabilmente è andata perduta anche l'iconostasi.

La presenza della via Appia - Traiana e l'edificazione di luoghi di culto come a chiesa di San Pietro hanno incentivato nei secoli le forme di aggregazione antropica e i processi d'inurbamento, da cui poi sono nate le frazioni di Speziale e di Montalbano di Fasano.

Il monumento è stato oggetto di un recente intervento di recupero funzionale.

Continuiamo in nostro tornando indietro sempre lungo la via Traiana in direzione sud, appena dopo aver superato il Dolmen di Montalbano, imbocchiamo una strada bianca sterrata, sistemata attraverso il progetto EPA. La strada detta della Difesa di Malta in quanto costeggia una masseria storica dedicata ai cavalieri di Malta, ci conduce ai resti della chiesa rurale di San Giacomo. Questo luogo di culto in rupe, nel quale erano visibili frammenti di affreschi negli ultimi decenni del 1900, va identificato con la cappella intitolata a San Giacomo, citata da varie fonti del XVI secolo. La vicinanza con la vicina via Traiana la legano al flusso di pellegrini che dalla Terrasanta terminavano il proprio itinerario penitenziale a San Giacomo in Compostela in Spagna. Il culto fu trasferito, probabilmente nel XVII, in una chiesetta edificata nel terreno sovrastante la lama, arricchita nel portale da un bassorilievo rappresentante la Madonna, San Giacomo e altri santi. La scarsa frequentazione della struttura ne determinarono l’abbandono e il successivo crollo nella s.m. del XVIII secolo.

Al termine della strada bianca svoltiamo a destra per percorrere un tratto della complanare laterale alla SS. 379 Bari - Lecce in direzione sud. Percorreremo la complanare per 1 km circa, davanti a noi lato mare vediamo gli stagni con l'antico impianto di acquacoltura di fiume Morelli, proseguendo imboccheremo sulla destra una strada sterrata bianca detta della Fonte per la presenza della masseria Fontenuova. Il suo accesso è opportunamente segnalato e si evidenzia attraverso una delle aree di sosta del Parco. Questa strada dal grande valore paesaggistico viene percorsa addentrandoci nelle aree rurali interne del Parco e guardando in direzione dell’altopiano delle Murge. Lungo la strada troviamo sulla destra quasi in corrispondenza del ciglio della lama detta di Torre Bianca un Trappeto detto dell’Arco collocato tra estesi seminativi con olivi radi la cui chioma è modellata a bandiera dal vento di maestrale creando un paesaggio suggestivo simile ad una savana africana. Si ha notizia di questo trappeto nel 1519 in una descrizione dei beni della Mensa vescovile di Ostuni dei quali faceva parte. Era detto il “trappeto dell’arco” in riferimento al toponimo della contrada che già dal XIII secolo era denominata “degli Archi”, attraversata da una strada indicata con lo stesso termine. Qualificato come “antico” nel catasto del 1608, risulta “diruto” in quello successivo del 1613. Del tutto dimenticato e nascosto da blocchi calcarei è stato riportato alla luce dal preside Luigi Andriola nel 2012.

Più avanti troviamo un’area di sosta cinta da un muretto a secco in pietra, quì svolteremo a sinistra per raggiungere masseria Fontenuova, una masseria di pecore che alleva l’antica razza oggi in via di estinzione chiamata Moscia Leccese, una pecora della faccia nera che si adatta a pascoli magri e che ancora oggi trova riparo in antichi ricoveri in grotta con jazzi antistanti. Proseguendo verso la collina giungiamo in corrispondenza della via Traiana, di fronte a noi appare il retro della stazione di Fontevecchia il cui accesso è impedito dalla presenza dei binari, per raggiungere l’ex stazione attualmente Casa del Parco, svoltando a destra e prendendo il sottopasso ferroviario, seguiremo le indicazioni stradali per giungere alla ex stazione.

Svoltando a sinistra invece e continuando a percorrere l’antico tracciato della Traiana verso sud, attraversiamo paesaggi di grande bellezza occupati da oliveti millenari come quelli di masseria Lo Spagnulo e di masseria Taverne, dopo aver attraversato la strada provinciale Ostuni – Rosa Marina continuiamo il nostro percorso sulla Traiana fino a raggiungere alla masseria Scaricaefusce dove a un centinaio di metri dalla via Traiana troveremo la cripta di San Michele Arcangelo opportunamente segnalata da un pannello esplicativo. Posta all’inizio della lama detta anticamente la lama dell’Angelo, la grotta conserva l’immagine del santo nell’abside, un tempo completato da un altare in pietra. L’arcangelo Michele, identificato dall’iscrizione latina, è rappresentato secondo l’iconografia bizantina come condottiero delle milizie celesti, con il loros, una fascia preziosa, segno distintivo della dignità imperiale, al di sopra di una tunica azzurra. Nella destra ha il labaro, l’asta del vessillo costantiniano e con la sinistra regge il globo terracqueo. Databile al tardo XIII secolo, la figura celeste, assolvendo anche la funzione di psicopompo (misuratore di anime) giustifica una destinazione funeraria della cavità.

Per ritornare verso il nostro punto di partenza ossia verso l’Albergabici percorreremo tutta la via Traiana a ritroso fino a giungere al Dolmen di Montalbano dove svolteremo a sinistra per raggiungere l'ex Casa Cantoniera ANAS attuale Albergabici.

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